Helsinki
Bruxelles
Lisbonne
Actualités et Archives de Jacques Delors
Actualités & Archives de
Jacques Delors
Accéder
Soutenez l'Institut Jacques Delors !
Cliquez ici
S'inscrire à la newsletter
S'inscrire à la newsletter
Consulter les newsletters
Communiqués de presse
Enrico Letta nommé Président de l’Institut Jacques Delors
5/07/2016 par nconti
De la Communauté européenne de l'énergie à l'Union de l'énergie
26/01/2015 par sbaz
Un nouveau rapport européen appelle à protéger la diversité cinématographique
20/11/2014 par sbaz
Le Prix de l’Initiative européenne 2014 décerné à Y.Bertoncini & T.Chopin
27/06/2014 par lmarnas
Des visages sur des clivages : les élections européennes de mai 2014
25/04/2014 par lmarnas
Revues de presse
Yves Bertoncini dans les médias en 2016
9/05/2017 par nconti
L'Institut Jacques Delors dans les médias en 2016
2/05/2017 par nconti
Jacques Delors dans les médias en 2015
13/05/2016 par nconti
Yves Bertoncini dans les médias en 2015
31/03/2016 par nconti
La déclaration du comité européen d'orientation de l'Institut Jacques Delors 2014 dans les médias
19/02/2015 par sbaz
Auteur
Pascal Lamy

Pascal Lamy

Né en 1947, ancien élève d'HEC, de Sciences Po et de l'ENA, Pascal Lamy a commencé sa carrière ...
AGENDA
Chercher
Thèmes :
Choisir...
Choisir un thème
Types :
Choisir...
Choisir un type
Dates :
Choisir...
Valider
Médias

Pascal Lamy dans La Stampa sur les dangers qui traversent la construction européenne

le 08 Octobre 2016 à 15:32
Entretien par Pascal Lamy
Imprimer
Envoyer par e-mail

Pascal Lamy, notre Président emeritus, est interviewé par le journal italien La Stampa dans un article intitutlé : “L’Ue rischia di cadere come l’impero austro-ungarico”, le 8 octobre 2016.
 
“L’Ue rischia di cadere come l’impero austro-ungarico”

L’economista: la crescita non basta, occorre una cultura comune

 Jean-Claude Juncker dice che l’Europa vive una crisi esistenziale. E lei, che ne pesna? Dietro ai suoi occhiali rossi, Pascal Lamy concede uno sguardo che vale un sorriso riflessivo: «Fortunatamente non devo fare discorsi al Parlamento europeo, dunque non ho bisogno di drammatizzare le cose». Eppure, aggiunge il francese che ha passato dieci anni al fianco di Jacques Delors quando era presidente della Commissione Ue, «è vero che in questa simultaneità di crisi differente c’è qualcosa che erode il senso dell’Europa e del suo progetto». Una tempesta complessa, argomenta. da cui si esce con le soluzioni ovvie - come investimenti e mercato - ma anche con la creazione di una visione europea vera, che sappia diffondere «un senso di appartenza» dei cittadini all’Europa. Sennò si rischia di fare ben poca strada.

In una paese dei lavori con cui l’Instituto Delors ha celebrato a Parigi i vent’anni di attività, l’economista che ha guidato anche l’Organizzazione mondiale del commercio, ragiona sull’Europa e le sue magagne. Sono gironi di maleise, c’è chi vede in questi mesi di incertezza un qualcosa di anologo a quanto accadde nell’estate del 1914, stava per succedere qualcosa di tremendo e nessuno sapeva cosa fare.

 «Non ho mai creduto che la storia offra due volte lo stesso piatto», frena il francese. Tuttavia, aggiunge con passo felpato, «le turbolenze che viviamo sono dovuto alle grandissima velocità della trasformazione del mondo occidentale. Il motore del cambiamento è l’evoluzione delle infrastrutture tecniche e informatiche. Unito al ritmo rapidissimo con cui si è affermata la globalizzazione, può ricordare le ragioni che hanno portato alla caduta dell’impero austroungarico. Ma non andrei più lontano sino a spingermi a parlare di guerre».

Non vede nemmeno un fermento simile a quello seguito alla Grande Guerra?

«E’ vero che una parte della crisi europea dipende da questa grande trasformazione e che questa, a sua volta, è imparentata con gli umori che he portarono all’affermarsi del fascismo e del nazismo. Qualcosa c’è. Poichè l‘Europa è la sola impresa umana che ha fatto la scommessa di far diventare l’integrazione tecnico-economica in integrazione politica, ci troviamo necessariamente più esposti a questo tipo di insidia».

 Doabbiamo cambiare approccio?

«Il segno dei padri fondatori, cioè che l’integrazione politica sarebbe scaturita automaticamente dall’integrazione economica richiedeva un processo alchimia formidabile. Bisogna riconoscere che non funziona».

E allora?

 «Manca un catalizzatore simbolico e culturale. Delors diceva che "non ci si innamora di un grande mercato" mentre la formula (apocrifa) attribuita a Jean Monnet - "se dovessi ricominciare, lo farei dalla cultura. Entrambi avevano ragione. E’ questo che manca. Una cultura, un movimento, uno spirito comuni.

 A proposito di leader. Come le pare Matteo Renzi?

«E’ una leadership di nuova generazione, un premier dei social network. Non è ciceroniano. Piuttosto è la leadership Facebook, una leadership "i like"»

 Come si supera al crisi?

«Conosciamo i cantieri su cui bisogna lavorare. La cresciate Europa è più bassa risposto all’America o alla Cina è perché non siamo abbastanza giovani, investiamo poco, non innoviamo a sufficienza e non siamo uniti. Abbiamo un potenziale di sviluppo da un punto e mezzo. Per alzarlo a due e mezzo oppure oltre, cioè portarlo alla soglia sociale minima per permetterci il modello sociale europeo, occorrono investimenti, gestire la demografiche, ricerca e fare le cose in modo corale».

Cosa vuol dire?

 «Guardiamo ai servizi. Abbiamo grandi potenzialità, ma non c’è un mercato unico. In America c’è. Fine della storia».

 A voler essere più pratici?

 «Bisogna riparare l’Unione monetaria, da dall’inizio che c’era qualcosa che mancava. Poi intervenire sulla sicurezza e la difesa comune, rafforzando le frontiere esterne. Infine fare qualcosa per i giovani. E’ facile dirlo come ha fatto Juncker al parlamento europeo. Intanto, però, l’Erasmus per i tirocinanti non si muove. L'Istituto Jacques Delors lo ha messo sul tavolo da due anni e tutti dicono che è una buona idea. Poi però salta fuori qualcuno che dice che costa e altri che sfoggiano l’esistenza di piccoli programmi analoghi. Senza cantare che fa notare che i giovani della periferia andranno al centro, impareranno un mestiere e resteranno lì, "rubando" il posto ai locali. Cosi non funziona davvero».
Contact - Plan du site - Mentions légales - Jobs
Institut Jacques Delors - 19, rue de Milan - 75009 Paris - Tel. +33 1 44 58 97 97 - Email : info@delorsinstitute.eu
Jacques Delors Institut – Berlin, Pariser Platz 6, 10117 Berlin
Powered by Walabiz
Les cookies assurent le bon fonctionnement de notre site internet.
En utilisant ce dernier, vous acceptez l'utilisation des cookies.